grazie Massimiliano

dall’olocausto
d’una vita
irrequieta
solo quando
la mia anima torturata
remerà su silloge
di prospettiche lacune
inodoranti.
Per ora resto agrumata
per un sol secondo
spargendomi lentamente
in frantumi masticati
su bocche
di parole svestite....
immagine da web

Tu che imbarchi i miei remi
tra le onde dei tuoi verdi oceani
dove le sfumature danno profumo
al solo desiderio che ho di te, sempre.
Tu che sai ridere di me,
dei miei balli accartocciati
al vento dei miei movimenti...
dai passi di tango ardente
e di hip-hop disteso
su lenzuola ancora da corteggiare.
Tu che annebbi nel chiarore di pioggia
galassie imprigionate di torpore
come un lettino da coprire
in aliti di baci sempre da levigare
in consistenti momenti del “toccarsi”.
Tu che sai rendermi fragile
nella mia libertà di tristezza...
ascolto i palcoscenici orrori
a cui non so sottrarmi
nemmeno se impongo alla mia ricezione
un muro di cemento armato
che sa sgretolarsi
quando le mie linee di confine
accolgono nella mia vicina lontananza
grida e lamenti come bombe umane, sorde
che non sanno e non vogliono vedere armonia
in qualsiasi tempo della mia giornata...
e ne fanno dell’amore
l’utopico sentimento atavicamente presente
solo tra le righe di poesia, di romanzi, di film
senza percepire tra un piccolo impulso
quel germoglio naturale che può salvare
mille parti del mondo...
Che contorno può avere
una qualsiasi luna
se non fosse percossa
dalle lontane orbitanti
impronte umane?
Come ci si guarda intorno
se non ci si distacca
da queste in-consistenze irraggiungibili?
Atterro sulla poesia:
oggi è un pezzo
di pane mancante,
è diritto o dignità d’espressione
da vincere
con l’arroganza d’una sopravvivenza
ad omertose sparatorie silenziose
arrancata ai semplici limiti
d’uno spontaneo chiedere.
Grazie a Massimiliano e Elena 

Riprenderò non appena avrò dato un nuovo vestitino al blog 

I tappeti volanti
non hanno
motori rombanti
in nuvole cosparse
di getti solari
Sanno sedere accovacciati
e stanchi
tra polveri
d’alta dignità umana
[asciugano tristezze
di fiori appassiti]
E’ ricordo del ricordo
a rendere immortale
il senso dei sogni
ad occhi sbucciati
[e pindarici
nelle loro
dimensioni]
la realtà fulmina
e protegge
]sicura[
l’incertezza
di piccole
guerre
per candida
difesa personale
[e l’amaro
dolcificato
in appartenenza
d’un reale
vivere abissale
senza ritorno
al rimedio
di correzione]

Donna bambina
Ascolta, mamma
ero sola
davanti al PC
allo specchio
al compito di mate
al cellulare
in bagno
davanti a me
m’hai lasciata sola
per far altro
con lo sguardo
m’attraversavi
senza entrare nel mio
eppure avrei voluto
ero tentata di...
Vedi papà
tu eri spesso latitante
oppure goffo
in buffe raccomandazioni
ad infante
su canne e sesso
come mostri lontani
in altri lidi.
Io non ero
d’invisibile
trasparenza,
gelatina grassosa
a volte disgustosa
che pian piano si scioglie
senza lasciare traccia
se non acqua sporca.
Allora
ho cominciato a svuotare
il mio corpo
e poi,
per sentirmi bella,
a darlo in prestito.
Dalla raccolta di poesie di Tinti Baldini “Segni”
.....

Scendo i miei gradini
con una lacrima alla volta.
Calpesto e modello
a tua somiglianza
le voci d’un (tuo) sussurrato
-chissà-
ed io...
-chissà-
... se sarà
l’eterna sinfonia
d’abrasione
a destar sospetto
d’ascolto.
Anelo a quel balcone fiorito,
lassù,
dove tu non vuoi vedere
ri-salgo gradini
di precarietà effervescente
accorpando le (mie) lacrime
in bouquet fioriti
di semplice libertà
(vivente)
non ascoltate
da (tuoi) happy-ending
di favolose esibizioni
solo raccontate,
(in una vita che non esiste)
costate ad una felicità
mancata, la mia.
KLIK PLAY AND LISTEN
... e c'è chi sente davvero l'impegno a ricordare che il primo maggio NON E' un giorno di festa:

Mi spoglio
ancheggiando
nella libera rotondità
profumo di pelle,
la sua pelle,
la desidero
sul giaciglio
della mia provocazione.
Estenuante
mi libero del possesso
graffiato nell’odore
consumato
m’arrampico
in sopravvivenza debilitata
e non guardo
nello specchio stordito
parlante, cantando
il grido *di me*
in un’ora
dove gli attimi
sembrano accartocciarsi
nell’eternità sopravvissuta
al nuovo *amore* futuro.
...Non-solo-25-aprile-dove-tutti-son-divisi-tra-idee-e-comportamenti-politici-con-“accuse”/non-sense... (perdendone di vista il significato storico debellandone dignità)
Caro cittadino del mondo,
Prima che cominci ad attaccarci con i tuoi discorsi, dicendo che siamo aggressivi e insensibili; prima che mandi un’altra e-mail descrivendo le problematiche israeliane; prima che tu decida che i cattivi siamo noi e tutti gli altri son povere vittime, vorrei sapere se tu ti rendi conto che:
*Quando sei nato tu, sei uscito dall’ospedale con fiori e regali, mentre i neonati in Israele escono dagli ospedali con maschere anti-gas e kit d’emergenza.
*Quando tu all’asilo impari a disegnare e a cantare, i bambini in Israele imparano con una canzone cosa fare quando sentono l’allarme e come arrivare al rifugio antiproiettile.
*Quando tu celebri le tue festività,noi festeggiamo il fatto che non siano riusciti a sterminarci in tutti questi anni.
*Quando tu a 18 anni cominci a studiare all’università, noi ci arruoliamo nell’esercito e non sempre riusciamo ad arrivare al nostro ventesimo compleanno.
*Quando tu cominci ad organizzare la tua vacanza all’estero e controlli che ci siano tutti gli extra, noi prima di tutto controlliamo che non ci siano problemi di sicurezza in quel luogo.
*Quando tu costruisci una casa nel tuo paese con stanza per gli ospiti ed una per i giochi, noi siamo obbligati a costruire anche un rifugio blindato.
*Quando tu vai a divertirti, al cinema o al ristorante, ed all’entrata ti aspetta la cameriera, ad aspettare noi ci sono gli uomini della sicurezza che controllano borse e borsette di chi entra per individuare chi ha intenzione di ucciderci o di farci saltare in aria.
*Quando tu la mattina Sali sull’autobus per andare a lavoro o a fare compere, tu non hai l’ansia e non osservi gli altri passeggeri per controllare se c’è qualcuno sospetto con una carica esplosiva sotto la giacca.
*Quando tu viaggi nel tuo splendido paese in lungo e in largo, non ti aspetti di cadere improvvisamente vittima di un’imboscata.
*Quando nell’ultima guerra del tuo paese ha partecipato tuo nonno che ha 87 anni, io purtroppo ho già preso parte a quattro guerre edho solo 37 anni.
Ma questa è la nostra realtà e ci conviviamo. Non ci siamo mai lamentati e non ci aspettiamo di ricevere da voi nessuna compassione. Ci sono stati tempi migliori in cui ci aspettavamo che la pace sarebbe arrivata, ma quando nel ventunesimo secolo ci sono ancora dei leader che annunciano ufficialmente che bisogna sterminare gli ebrei e cancellare lo stato d’Israele dalla faccia della terra, purtroppo credo che ci rimangono ancora molti anni da vivere in questa realtà.
Quindi quando godi della tua calma e splendida terra ed ogni tanto senti notizie che ti arrivano dal medio oriente, fammi un favore, non pretendere di poter capire chi ha ragione e chi ha torto.
E se per caso ti interessasse veramente capirne un po’ di più, t’invito a venire a vivere qui da noi per un po’... e poi magari ne riparliamo.
Tua, Pnina K.
per ascoltare l'intervista doppia fermare l'audio della musica in alto a dx
CON CHI STIAMO???

E’ quando ne sento
la mancanza
che cerco tratti sperduti
anche nel nasconderlo a me stessa
naufragandomi
in cerca d’ossimori
spostandomi nel domani
per una caccia al tesoro
dove la mia mappa mentale
perpetra sconfinate cifre illogiche
in assetto baritonale
lungo sospiro bramato
l’esistenza di questi punti
e virgole non presenti
(ma veggenti)
da questi disegni di parole
appena-appena traslocate
dalla primaverile sostanza
in essere di corsa del mio
momentaneo fermarmi
in fermento.

Improvvisamente vivi.
Lasci cadere i tuoi sguardi
sui contorni delle braccia
che ti stringono.
E' l'inizio di un cammino
nato dalla sensazione
di cedere per sempre.
E' l'inizio di un viaggio
nato dalla consapevolezza
di essere amata.
E' l'inizio di un sorriso
che cerca di sotterrare
l'egoismo di una intimità
persa in un'agonia oscura.
Improvvisamente
sei cosciente di vivere:
non solo perchè respiri...
... senza tante paroline, per augurare a tutti una serena e dolce festività in compagnia dei propri cari....

Immagine da web

Io non so
se questo bruciore
allo stomaco
è solo segno
di un cammino inesorabile
dentro ingiustizie
del mondo.
E’ forse
impotenza astrale
di combattimento
“collettivi”
depravati da ricchezza
di possedimento.
… … …
Anche di vite
morte,
calpestate.
… … …
Poi,
se guardo
il fondo marcio, scuro
vedo loro,
non noi
tra le odorose melme
che hanno costruito
come autostrade
per puro egoismo.
… … …
Il mio stomaco
brucia ancora
di indigestione
cancerogena.
Gli occhi miei
corrosi
dalla troppa luce
di finto artificiale.
... … …
Una vista di tale scena,
l’occhio di miseria futura.
KLIK SU PLAY
Volevo parlare di mie “vacanze romane *lampo*”, ma non è il momento.
Volevo descrivere la paura aquilana, ma non sarebbe stato corretto.
Volevo far polemica, ma attendo altre notizie da altre fonti.
Volevo, volevo.
Adesso solo accuso il destino (se esiste) che ha portato alla morte persone che in questo momento si stanno aggrappando alla polvere delle macerie. La stanno respirando, la stanno mangiando; si stanno soffocando nel dolore fisico; tra i rottami dei loro sacrifici d’una intera vita il loro tuonare d’ aiuto disperato (se ancora vivente, ma anche da morti si può essere inkazzati, perché no?).
Non si sa né il come né il quando la natura si sfoga, ma Lei aveva già parlato, tremando, senza stancarsi.
Fino a quando ieri notte ha proprio sbuffato, non curandosi di nessuno, senza nessuna applicazione di sconto, distruggendo ancora adesso disperate voci speranzose di vite ancora in sosta nel limbo incosciente.
E dicono che bisogna accettare... MA COSA? Un evento prevedibile?
Volevo far polemica. L’ho fatta. Nei confronti di chi o cosa non m’importa. Un pezzo di terra mia è distrutta. Ecco cosa accuso: la sordità delle nostre orecchie.
Perché l’uomo ha saputo distruggere quel filo telepatico con la Natura e anche se la tecnologia la si considera “santa” non la si è voluta ascoltare.